Perché è un Paese dalla storia millenaria e dalla forte identità nazionale, un Paese orgoglioso del proprio passato e desideroso di mostrare al mondo il suo volto più autentico, che tanti anni di comunismo hanno offuscato e forse rabbuiato. Perché è un Paese ricco di arte e cultura come testimoniano i tanti siti tutelati dall’UNESCO e le importanti tradizioni artigianali. Perché è abitato da un popolo fiero, anche se a tratti burbero e diffidente che, se da un lato vuole scrollarsi di dosso il senso di inferiorità che sembra patire da sempre, tanto con i “cugini” rumeni quanto con gli “altezzosi” greci, dall’altro non accenna a rinunciare al proprio isolamento culturale.
In sintesi, alcune ottime ragioni per un viaggio in Bulgaria:
dove finisce l’Europa: in Bulgaria finisce l’Europa che conosci e inizia qualcosa che non è più Europa ma non è ancora Oriente. Stai esattamente sulla cucitura.
nella terra dei Traci: hanno sepolto oro ovunque e poi sono spariti. Nessuno sa davvero chi fossero. A Kazanlak, sotto sterminati campi di rose che sembrano finti, entri in enormi tombe di re traci sepolti con il loro oro.
Plovdiv: una città costruita su se stessa. Romana sotto, ottomana sopra, street art addosso. Stadio romano che spunta in mezzo a un centro commerciale, case ottomane che si piegano una sull’altra e sotto i piedi migliaia di anni di Storia. Semplicemente unica, da sola merita il viaggio in Bulgaria.
la Valle delle rose: a maggio/giugno c’è una valle che profuma di rose in modo quasi nauseante. La rosa damascena non è un fiore, è un errore botanico. Ibrida, sterile, non si riproduce da sola. Vive solo se qualcuno la taglia, la pianta, la raccoglie. Senza mani umane muore. Ha 36 petali, il suo profumo non è dolce, è quasi marcio, fermentato, per quello stordisce. I persiani l’hanno portata, i turchi l’hanno piantata, i bulgari l’hanno tenuta in vita per forza. Nella Valle delle Rose vedi le donne chine sui campi a raccogliere i fiori prima che il sole bruci gli oli. L’olio non è profumo, è quasi un farmaco. una goccia ti rimane addosso per giorni, non svanisce. Occorrono migliaia di fiori per un ml di profumo. E qui si produce profumo per tutto il mondo. Ma non solo: i bulgari ci fanno acqua di rose che bevi, marmellata, rakia, olio per le articolazioni.
il Mar Nero: a Sozopol e Nessebar il mare è davvero nero. Freddo, torbido, non da cartolina. Il mare dei confini non delle vacanze.
i monasteri: Rila non è un monastero, è un bunker della fede, una fortezza in mezzo al niente. L’hanno bruciato, distrutto, dimenticato in mezzo a montagne che sembrano la fine del mondo. E ogni volta l’hanno ricostruito più grande, più colorato, più assurdo. Fuori bianco e nero, dentro una profusione di affreschi colorati. Pregare lì non deve essere stato comodo: Rila è la fede che ha resistito.
i costi: puoi sbagliare hotel, perdere treni, pagare cene a tutti. Non succede nulla al tuo portafoglio.
la città sospesa: Veliko Tarnovo è una città aggrappata a un burrone per non cadere. Cammini e hai sempre la sensazione di stare per scivolare.
la cucina: banitsa unta alle sette del mattino, yogurt che è acido davvero, kebapche che non sono kebab ma salsicce di carne mista a cumino e buttata a cuocere su una griglia. Quella bulgara non è una cucina da chef ma è la cucina della nonna contadina, cibo da dopolavoro, da uomini che non parlano.
un Paese che non vuole piacere: la Bulgaria è scomoda, vera, non vuole piacerti perché non insegue il turismo a tutti i costi. Se ci sei, ci sei. Altrimenti se ne fa una ragione.