La capitale, situata all’estremità della penisola di Capo Verde lungo la costa più occidentale dell’Africa, si divide in tre zone. C’è lo storico Plateau, primo insediamento francese nonché centro finanziario, economico e politico, la zona popolare (Medina) e quella moderna (la Corniche). Attraversando in auto la zona coloniale, si possono ammirare Piazza dell’Indipendenza, sede di imponenti palazzi tra cui la Camera di Commercio, Piazza Soweto, dove svetta la moderna facciata in vetro dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento), il Palazzo Presidenziale, sede del governo, circondato da magnifici giardini e difeso da guardie in uniforme dallo stile coloniale, alcuni importanti Ministeri, infine la Cattedrale, un grande edificio la cui costruzione risale agli anni ‘20. Ma il vero simbolo della città sono i coloratissimi pullman, per i quali sono stati coniati i nomi più disparati: “Mille kilo”, come il loro peso presunto, “22 places”, per la loro capienza massima anche se in pratica viene abbondantemente superata, “S’en fout la mort”, letteralmente “chi se ne frega della morte”, per il numero elevato di incidenti provocati dagli autisti refrattari a qualsiasi regola del codice stradale. Dal 1960 questi minibus assicurano una buona parte del trasporto pubblico a Dakar. Coloro che li hanno acquistati hanno anche messo una particolare cura nel personalizzarli con colori vivaci, soprattutto blu e giallo, aforismi umoristici per attirare i clienti, versetti del Corano, immagini pie e nomi di marabutti per assicurare la sicurezza dei passeggeri e del veicolo. Da decenni non vengono più prodotti, ma continuano a girare per Dakar grazie al talento di meccanici, carrozzieri ed elettricisti il cui genio nel prolungare la vita di queste vecchie carcasse è diventata una vera e propria arte. Rimessi in marcia in un modo o nell’altro, questi minibus sono diventati il simbolo di Dakar entrando a far parte dei pregevoli manufatti dell’umanità, degni per questo di essere esposti al “Musée de l’Homme” di Parigi.