Incastonata tra il mare e le Alpi giapponesi, incarna più di qualsiasi altra città l’antico fascino del Giappone feudale. Il quartiere dei samurai e quello delle geishe da soli ne meritano la visita. Da non perdere!
Nagamachi: il quartiere degli antichi samurai è caratterizzato da stretti vicoli lastricati di pietra e delimitati da mura di cinta, in inverno ricoperte da stuoie di paglia per evitare i danni che gelo e neve farebbero attaccandosi alle pareti, costruite secondo la maniera tradizionale in fango. Qui è possibile visitare la Nomura-ke, antica residenza della famiglia Nomura, samurai di alto rango. Si tratta di una casa – museo in cui sono esposti diversi reperti storici, come un’armatura completa e in ottimo stato di conservazione, varie katane della famiglia Nomura, monete del periodo Edo, porte scorrevoli di pregiata fattura, ma la vera chicca della dimora è il giardino zen, inserito dal “Journal of Japanese Gardening” fra i tre giardini più belli del Giappone. Esso presenta una struttura con alberi a diverse altezze, quali un mirto di 400 anni e un delizioso pesco selvatico, lanterne in pietra, un torrente, in cui sguazzano molte carpe koi, e una piccola cascata. Avere la fortuna di rimanere in religioso silenzio sotto il portico in legno a contemplare l’emozionante spettacolo della neve a camelia, che scende copiosa a imbiancare gli alberi, è stata l’esperienza più memorabile del nostro viaggio in Giappone.
Higashi Chaya: il quartiere delle geishe, le iconiche artiste professioniste, il cui lavoro consiste(va) nell’intrattenere clienti ricchi ed esigenti con danze, canti, musiche, teatro, cerimonia del tè, ikebana e soprattutto conversazioni nelle cosiddette “case da tè” come la Ochaya Shima, dichiarata dal governo giapponese “risorsa di importanza nazionale”. Risalente al 1820, è rimasta come era un tempo con l’alloggio della proprietaria e il camerino delle geishe, qui chiamate geiko, ubicati al piano terra, il primo piano riservato alle camere per gli ospiti e la sala d’attesa dotata di palcoscenico per gli spettacoli. Prima di lasciare il quartiere delle geishe, concedetevi una sosta da “Chayu“, bellissima sala da tè in legno, in cui ho degustato il tè matcha con una selezione di wagashi, dolcetti nient’affatto dolci in quanto sostanzialmente a base di pasta di fagioli rossi (anko).
All’interno della stazione ferroviaria di Kanazawa si trovano diversi localini interessanti ed economici tra cui:
“Gogo curry” che propone varie versioni del famoso currygiapponese. Pressoché sconosciuto in Occidente, il curry è una delle pietanze più popolari della cucina giapponese. Si tratta di una salsa densa e scura a base di farina, spezie (non possono mai mancare curcuma, coriandolo, cumino, cardamomo, pepe e chiodi di garofano) e verdure. Io ho provato la versione katsu karē dove il curry viene servito con il tonkatsu. Per un pranzo veloce, autentico ed economico.
“Hachiban” dove simpatici robot simili a barilotti servono set composti da ramen e gyoza, ravioli ripieni di carne di maiale, cavolo cinese, cipollotto, zenzero e salsa di soia.